C’è una correlazione tra il grado di complessità della percezione di sé e una vita di successo! O almeno di successo percepito! Che non è poco.
Eh, sì perché se prendiamo due persone dove:
- la prima ha una percezione di sé come imprenditore e padre di famiglia e basta,
- mentre l’altra vive i ruoli di venditore, padre, marito, giardiniere di casa, giocatore di basket nel week end con gli amici, consigliere per gli amici, cuoco un giorno a settimana, lettore, ecologista, ecc…
I fatti che accadono nella vita saranno percepiti in modo diverso.
Colui che si caratterizza con più ruoli, con più complessità , quando si trova di fronte a una esperienza di insuccesso la ridimensiona come parte del tutto e la vive in modo meno pessimistico o drammatico. Così per i successi, li vive contestualizzati, sapendo che lei o lui è una persona con molti ruoli e molte soddisfazioni a venire.
Di contro, colui o colei che vive pochi ruoli, poche situazioni in cui si esprime in modi diversi, insomma la persona un po’ statica e poco “variegata” agirà all’eccesso. Quindi se si vive con un basso grado di complessità cognitiva di sé si avranno reazioni emotive e affettive più estreme, negativo se si tratta di delusioni e insuccessi, troppo positive nel caso di successi.
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