Un romanzo è costituito da una trama e da una struttura,
una partita di tennis contiene la grinta, la lotta ma anche la tecnica per rendere la partita più avvincente,
un buon pranzo (esempio da deformazione professionale
) contiene degli ingredienti ma come lo si gusta (la forma/il modo/le 7 mosse) rende il godimento eccelso o modesto,
una relazione amorosa “contiene” l’amore, ma se non viene confezionato nel modo giusto non dura molto.
Insomma, sin dai tempi degli studi universitari su quelle miriadi di romanzi, ho imparato che il contenuto rende la trama avvincente, ma se non so come presentarla, il contenuto non rende per niente.
Avevo all’incirca vent’anni e già mi chiedevo “ma cos’è più importante per un romanzo, il contenuto o la forma?”
La risposta che mi ero data era che la forma mi affascinava più del contenuto. Nei romanzi c’è sempre una storia che qualcun altro ha già raccontato, già vissuto, già riportato, ma sarà il modo di raccontarlo a renderlo un best seller.
Il codice da Vinci di Dan Brown è un successo per la suspense che riesce a creare con il suo stile. Holy Blood Holy Grail (si dice fonte di ispirazione per il romanzo di Brown) può essere più veritiero, meno romanzato, più attendibile …ma è quasi impossibile da leggere fino alla fine.
Nella vita poi, la mia passione di crescita personale, la programmazione neurolinguistica, mi ha confermato che le cose che succedono (il contenuto della mia vita) a ciascuno di noi càpitano ad altre migliaia di persone, eppure ciascuno di noi percepisce la propria vita e le proprie esperienze come uniche.
È come si vive la vita, è la struttura che mettiamo in atto, che ci fa percepire i problemi come opportunità piuttosto che come maledizioni.
Parlavo con una donna anziana pochi giorni fa e mi raccontava “mia madre mi disse una volta che ero una figlia disgraziata e così è stata tutta la mia vita, disgraziata.”
Il fatto che sia vero o meno non ha importanza. Conosco alcuni fatti della vita di questa persona e so che non ha avuto una vita disgraziata. E poi, come si definisce “l’essere disgraziati o avere una vita disgraziata?”
E come è successo che questa donna, da una frase che le fu detta da una persona (chissà in quale occasione e in quale stato emotivo) abbia RI-considerato la sua vita in questa precisa ottica?
E come è possibile che abbia generalizzato una definizione di “figlia disgraziata” in moglie disgraziata”, “madre disgraziata”, “sorella disgraziata”…
È la forma, la struttura che contiene gli avvenimenti della nostra vita che ci fa considerare il contenuto nel bene o nel male.
Come un romanzo, la vita può essere raccontata come una tragedia o come una tragicommedia, dipende dallo stile.
Insomma, la forma è importante per vivere i contenuti nel modo più utile. Ce lo insegna il romanziere, il cuoco, il tennista e il coach di pnl: il contenuto diventa eccellente solo se la forma riesce a renderlo tale.














































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1 Aprile 2008 alle 22:47
…sì, sto imparando proprio questo e per fortuna a mie spese, in questi tempi, e come vorrei che potessero apprenderlo tutti!!!!
Una volta che hai imparato a costurirti un’ottima forma (o struttura, come dice il mio attuale trainer), puoi infilarci il contenuto che vuoi: pensa che futuro luminoso che è lì e aspetta ognuno di noi!!!!!!!!!!