Riflessioni nate da Slow Economy di Rampini

Pubblicato il 5 Marzo 2010. (   )

Sono giunta al terzo capitolo di Slow Economy di Federico Rampini e voglio consigliarlo come lettura a chi vuole una visione della realtà giusta ma positiva, vera ma sorridente, come la foto dell’autore sul retro del libro.

Alla pagina 35 Rampini cita una riflessione di Eric Fromm (da Psicoanalisi della società contemporanea, 1955):

“Abbiamo un’alfabetizzazione superiore al 90%, abbiamo radio, TV, cinema, un quotidiano per tutti. Ma invece di concentrarci sul meglio della letteratura e della musica passate e presenti, questi mezzi di comunicazione, coadiuvati dalla pubblicità, riempiono le menti della peggior spazzatura, priva di qualunque senso di realtà.”

Questo passaggio fu scritto da Fromm esattamente 55 anni fa!

Allora mi sono fatta un giro su You tube per cercare video che riprendessero Eric Fromm parlare della società industrializzata e dell’uomo e ho trovato questo video.

Vorrei mostrarvelo perché ci sono argomenti ancora così tristemente attuali e all’opposto altri che io credo superati dall’uomo di oggi, il Millenniumer.

L’intervista inizia con la domanda in sottotono giornalistico sulla paura della libertà in cui Eric Fromm cerca di inserire la sua teoria dell’uomo che fugge dalla libertà, non perché non la voglia veramente ma perché è formato per accondiscendere, perché non deve fare come fa ‘la sabbia negli ingranaggi’… parlando di società industriale.

Più avanti, entrati nella contestualizzazione del suo tempo, diventa più interessante. Soprattutto al minuto 6 il quadro dei burocrati non potrebbe essere più attuale.

Prima ancora di mostrarvelo vorrei dire la mia: io credo che l’uomo di oggi sia diverso dall’uomo di cui parlava Eric Fromm.

L’uomo di oggi si distungue per due motivi innanzitutto: ha conosciuto la libertà e gli piace, ha conosciuto la schiavitù industriale e non gli piace, non si identifica più con il suo lavoro come succedeva una volta.

Il Millenniumer vive anche il tempo libero, costruisce lui stesso la propria indentità e non la fa costuire solo dal lavoro, qualifiche o carriera.

L’identificazione di Karl Marx con il lavoro (che a suo tempo aveva un senso contrapposto al Capitale) oggi non ha più un vero senso.

La conclusione di Eric Fromm però – contestualizzata al 2010 – ha ancora senso:

Quale’è lo scopo della vita? Diventare più umano o produrre di più?

E qui concludo e vi lascio al video ritornando al mio consiglio iniziale sulla lettura del libro Slow Economy.

A mio giudizio, oggi essere ricco non è più chi fa più soldi o produce di più, non è più la gara a chi (permettimi) sputa più lontano.

Oggi essere ricco è avere tempo di qualità, produrre nel rispetto (della natura e del futuro innanzitutto), produrre nella comunità, produrre per la comunità, produrre con la comunità.

Buona giornata :-)

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