Ecco in questo e nei prossimi 2 post il primo capitolo del libro Come Hanno Fatto a Dimagrire
Per facilitare la lettura di questo lungo testo ti consiglio di stamparti le pagine.
Buona lettura!
7 ottobre – Il vestito per il matrimonio
ISABELLA non ha mai dimenticato la mattina in cui si è accorta di essere grassa. Era luglio e si era appena alzata. Aveva vissuto gli ultimi sette anni osservando la propria vita come in una bolla di vetro, nel cui vuoto silenzio si sentiva
rinchiusa senza scampo. Eccola seduta sul divano a non guardare la televisione, con il figlio e il marito. Una data precisa poteva separare il prima dal dopo. Un giorno, un negozio e un vestito. Dal 1999 mi sento senza ossigeno, mi manca l’aria, come quando fai una gita in montagna, ma non sei allenata, e sali, sali, non accorgendoti che non ti godi più la passeggiata, perché è diventata una corsa forsennata verso la vetta, pensa Isabella.
Dal luglio del 1999 aveva lentamente, ma inesorabilmente, imprigionato se stessa in una bolla iridescente, tanto sferica e diafana quanto mortale e soffocante. E questa consapevolezza la coglie ora all’improvviso, come lo scoppio di un temporale che si è preparato a lungo.
Il piccolo Luca gioca con il cuscino e Paolo è in stato ipnotico davanti allo schermo. Essere in uno stato ipnotico significa rivolgere l’attenzione di tutti i sensi verso un unico oggetto, escludendo ogni altro stimolo. Un po’ come quando si guida l’automobile. Anche Isabella è completamente assorbita. Ma se per Paolo, l’oggetto ipnotico è il film Troy, per Isabella i muscoli di Brad Pitt sono meno importanti del tumulto che si agita nella sua mente.
E toccandosi la pancia, accenna un breve commento conclusivo sulla giornata: «Oggi si è sposato Bruno e io mi trovo qui, esausta, dopo questo lungo matrimonio, con il ventre strapieno, che si allarga e tira, tira, come se volesse testare l’elasticità della mia pelle. I matrimoni non mi piacciono, dovrebbero abolire quelle mangiate interminabili, dare la benedizione e via, tutti a casa. Mi sento scoppiare. Trecento invitati, tre primi, due secondi, non so quanti sorbetti per spezzare – poi, cosa si spezza non lo so –, ore interminabili di musica pop revival, cravatte tagliate e altri regali inutili per racimolare venti euro oltre i duecentocinquanta già dati. Tutti se ne stavano a mangiare, ridere, mangiare, chiacchierare, mangiare, cantare, mangiare…»
E intanto Ettore scopre che Elena di Sparta è salita a bordo della nave con il fratello. A questo punto, l’eroe elenca diversi tipi di amore, non solo quello fra uomo e donna, ma fra padre e figlio, fra re e popolo, fra soldato e terra. Portare Elena con loro è stato un grave errore e tutti ne pagheranno le conseguenze. Anche se la concentrazione del marito è totalmente rivolta al film, parte della sua attenzione viene catturata dai suoni provenienti dalla cavità orale della moglie. Come se una voce interna gli suggerisse di rispondere e di non lasciare inascoltato quello sfogo. Con le sue proverbiali pacatezza e saggezza, Paolo mostra di comprenderla: «Lo so cara, ti capisco. Domani stiamo tranquilli e ci facciamo un brodino. Ok?»
Aveva iniziato così bene. Sembrava proprio aver capito lo stato d’animo della moglie, ma poi si è fregato con le sue mani, candidando il brodino a pranzo domenicale. Se questa non fosse stata una giornata tremenda per Isabella, la battuta del brodino potrebbe anche passare inosservata o, addirittura, essere apprezzata come un consiglio utile. Ma oggi lei non è dell’umore giusto.
Quel giorno di luglio in cui Isabella si è accorta di essere diventata grassa è stato lo stesso in cui ha ricevuto l’invito formale al matrimonio del loro amico e ha deciso di andarsene in centro per cercare un abito adatto al clima autunnale di inizio ottobre, periodo in cui si sarebbe svolta la cerimonia.
Non ama girare per negozi, soprattutto da quando, sempre nel 1999, ha accettato quell’odioso lavoro di segretaria. Entrata da Monsoon per chiedere se avessero un vestito elegante, ma comodo, per quel tipo di evento, è successo qualcosa che avrebbe cambiato il suo destino. «Certo signora, le mostro la nuova collezione», la invita la commessa. «Questo abito per esempio è coprente ma non pesante, e mi sembra adatto a una giornata di inizio ottobre. Se non sbaglio, la sua taglia dovrebbe essere una 48 o 50… Da questa parte, se vuole provarlo, intanto le cerco le taglie.»
Dopo che i due orribili numeri sono usciti da quelle labbra sottili, Isabella è rimasta come impietrita e ha assunto per pochi secondi lo sguardo gentile ma inebetito di una donna cortese e all’apparenza posata, di quarantadue anni. Cosa diavolo avrà voluto dire con «coprente ma non pesante»? si chiedeva mentre appoggiava la borsa sullo sgabello del camerino.
Venti secondi di panico e respiro corto. Tunf, tunf, tunf.
La bolla soffocante si è squarciata al primo soffio di realtà . Isabella non lo sapeva ancora, ma finalmente si era rotto qualcosa, e c’era solo da sperare che la tranquilla routine quotidiana non ricucisse la ferita tanto in fretta. Le navi greche si intravedono vicino alle rive della spiaggia troiana. Lo scontro è inevitabile. Isabella pensa: Non mi ero resa conto che in tutti questi anni anch’io, per necessità , me ne andavo all’Oviesse a comprare pantaloni di taglie morbide. La scusa di sentirmi comoda dietro la scrivania mi aveva momentaneamente salvata. E alla commessa del Monsoon Isabella ricorda di aver risposto:
«Credo che la 48 possa andare bene. Grazie». Poi è scomparsa nel camerino a provare il vestito dalle tenui sfumature rosa e violetto e… Accidenti, non è possibile! «Mi farebbe provare anche la 50 per cortesia? Mi piace sentirmi a mio agio… e poi magari per ottobre metto su qualche chiletto.» Doppiamente inebetita sì, ma con un artificiale accenno di sorriso, questa volta. Provato. Le andava bene. Era una realtà , un numero, un fatto condiviso con un altro essere umano. Una donna. La commessa di Monsoon.
Isabella è uscita senza comprare l’abito. Oggi, al matrimonio, ne indossava uno nero. Un due pezzi, composto da giacca e pantaloni morbidi. Girava per i tavoli, salutava amici e amiche, ripetendo a se stessa che nessuno avrebbe notato più di tanto i chili di troppo, perché il nero snellisce. È da quella mattina di luglio che tenta incessantemente di ricucire lo strappo, l’incrinatura nel suo fragile universo, imbrigliando la vita entro i rigidi binari di una rassicurante quotidianità : lavoro, marito, figlio, pantaloni comodi, menzogne e una nitida pellicola che la separa dalla felicità .
Paolo guarda il film alla tv, Isabella guarda il film dentro di sé. Un marito e una moglie, due ipnosi… Quella di Isabella termina così: «Amore, ho preso una decisione. Non so come e non so quando, ma voglio assolutamente riprendermi la mia 42». Ma anche una 44 non sarebbe male, aggiunge tra sé, con un mezzo sorriso. E mentre scorrono i titoli di coda, oggi è germogliato il futuro. Isabella si prepara a passare una domenica a digiuno e a non pensare più al cibo. Non sa ancora, però, che la sua mente non riesce a negare appetiti e desideri con tanta facilità . Nessuno le ha mai insegnato come funzionano esattamente i suoi pensieri e come poterli indirizzare verso la taglia 42. Lei è ancora convinta che basti formulare dei buoni propositi, perché si realizzino. E promette a se stessa: Dunque, oggi è sabato, non mangerò fino a domenica sera.
8 ottobre – L’inconscio e Star Trek
Ma la mente di Isabella, che capisce le cose a modo suo e non percepisce la formulazione del «non», traduce il desiderio di Isabella esattamente nell’opposto. La nostra mente inconscia deve prima creare l’immagine e poi negarla. A quel punto è troppo tardi perché il messaggio è passato, ma esattamente al contrario di come avremmo voluto.
Infatti, la sua mente percepirà un proposito che assomiglia di più a: Dunque, oggi è sabato, mangerò fino a domenica sera. Sembra quasi una maledizione o una legge alla quale non ti puoi sottrarre. Dici di non voler fare una cosa e, cavolo, fai proprio quella cosa lì e il desiderio dentro di te è più forte di qualsiasi disciplina autoimposta. La verità è che l’inconscio assomiglia un po’ al dottor Spock dell’Enterprise e, come lui, prende per vero tutto ciò che gli viene detto. Non conosce il sarcasmo, l’ironia, le metafore e le negazioni. In pratica, se dicessimo alla mente inconscia che il nero è il colore delle parole, questa ci crederebbe. Se poi aggiungessimo che è difficile scovare in libreria un volume stampato in caratteri rossi e verdi, lei, prima di negare la possibilità che tale libro esista, dovrebbe immaginarsi di sfogliare le pagine e vedere parole colorate di verde e rosso. Se rivolgessimo alla mente inconscia la battuta che «siamo messi bene con i nostri politici» non capirebbe l’ironia.
Se le dicessimo che sarà difficile guarire da un brutto raffreddore, lei lo renderà più difficile. Se poi le confidiamo che ci sentiamo prigionieri in una bolla senz’aria e senza speranza, potremmo avvertire la stessa pena di Isabella. In conclusione, la promessa fatta a se stessa di non mangiare è stata infranta più volte nell’arco della giornata. Sarà stata l’idea fissa di dover resistere, o il fatto di essere costretta a cucinare per Luca, o la telefonata con la madre… insomma, un totale fallimento. Eppure lei non molla e domani inizia una nuova settimana. Il week-end di mangiate è finito e lunedì è un altro giorno.


















































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22 Agosto 2008 alle 09:01
Cara Debora, ho già letto il tuo libro Come hanno fatto a Dimagrire mesi fa e voglio farti i miei complimenti perché è molto bello.
Ho riso, ho pianto, mi sono emozionata, certe volte sembrava proprio che parlassi di me.
Voglio raccontarti anche una cosa: ora che ho capito che abbiamo un dialogo interno, una volta mi sono messa anche io a scrivermelo e a farmi domande dopo averlo scritto, come se fossi stata tu che mi faceva domande per aiutarmi. Non so se ha funzionato, ma da allora, sono molto più consapevole di ciò che mi capita dentro, mi sento più leggera …e mangio meno.
Ho iniziato il tuo programma solo con questo libro e l’audio modeling e da maggio ho perso 3 chili, non è molto ma io ne avevo 9 di troppo, ora solo 6!
Grazie Debora, grazie per esserti presentata davanti - in formato libro - in uno stand in libreria.
Un abbraccio forte da una persona nuova,
Serena
22 Agosto 2008 alle 09:08
Cara Serena,
grazie per la tua testimonianza!
Ho scritto questo libro per fare in modo di cambiare senza accorgersene!!
Beh, un po’ come la vita che ci mette davanti tot esperienze e alla fine cambiamo. Qui anche, senza un lavoro cosciente di PNL, il libro è fatto per raggiungere prima la SVOLTA senza doverci pensare troppo, fare le cose perché sembrano naturali.
Grazie ancora Serena.
Ciao ciao,
Debora
27 Agosto 2008 alle 08:33
Io non so cosa pensare, sono confusa. Ho attraversato un periodo di depressione post-parto proprio perchè avevo preso molti chili che devo ancora smaltire, non riesco a fare diete e se le comincio dopo un pò smetto, leggo tutto quello che scrivi e le testimonianze di chi ti scrive. Ma ho paura a comprare uno dei tuoi libri, starei troppo male se fallissi dinuovo e poi penso se fosse una delle tante pubblicità che fanno e ti prendono in giro, e se non fosse lei a rispondere alle e-mail, ma la sua segretaria? Aiutami ti prego!
Ciao Antonia
27 Agosto 2008 alle 09:05
Ciao Antonia,
) e intanto ti faccio le mie sincere congratulazioni per la nascita.
sono Debora (
Poi, certo che è normale avere scetticismo, le antennine tese, paura che sia un’altra cosa che non funziona. Non so quanto valga - perché sono io a scriverlo - ma le storie e le testimonianze che leggi, è tutto vero e la cosa bella è che loro nelle foto sorridono.
Se hai passato un brutto periodo per il peso in eccesso che porti con te, prova ancora una volta Antonia. Prova, non perché te lo chiedo io, ma perché è diverso: non sarà una dieta, sarà un lavoro mentale.
Non dovrai contare calorie, vorrai saziare IL GIUSTO in tuo stomaco, vorrai tornare a mangiare solo per fame, vorrai muoverti per sentirti più energica e viva. Non farai le cose, o spero che questo non accada, per sfuggire a una situazione o per combattere, le farai perché ti sentirai già un po’ più magra, leggera, vitale, …
Beh, certo, non sarà tutto rose e fiori, all’inizio ci vorrà attenzione da parte tua, curiosità , voglia di sperimentare la sazietà vera, la fame vera, sport che ti piacciono…
Poi, capiterà che inizierai a perdere peso e lì è il momento in cui abbassare la guardia, perché “sembra tutto facile”, è proprio la cosa da non fare.
Scivolate ci saranno, giornate in cui la mente non riuscirà proprio a pensare di ricordarsi della sazietà ci saranno, ma GPXS è praticamente un modo di vivere il nutrimento, non una semplice dieta, e quando lo adatti a te e ti fa sentire bene, lo puoi tenere una vita.
Bene Antonia, spero che questo lungo messaggio ti sia stato un po’ utile, almeno a “sospettare” che la chiacchierona sia veramente io
Ti abbraccio,
Debora
27 Agosto 2008 alle 11:03
grazie, ho apprezzato molto la tua tempestività nel rispondermi, mi potresti solo consigliare da dove partire? Quale libro devo acquistare per cominciare il mio percorso? e chissà che io possa al più presto frequentare un tuo seminario!
27 Agosto 2008 alle 15:48
Non importa come inizi, l’importante è che non aspetti di arrivare al capitolo delle 7 mosse per iniziare, una volta che hai il libro sotto mano (e le 7 mosse sono trattate in entrambi i libri, più approfonditamente nel libro del giusto peso per sempre). Usa ciò che fa per te, che sia leggere, che sia ascoltare, che sia capire con un manuale dove scrivere anche note, che sia leggere storie di chi lo ha già fatto. Inizia con una o due cose e poi, se né avrai bisogno e/o voglia ci sarà il seminario o il video e l’audio corso completo.
Un caro saluto,
Deb