Ortoressia, dal greco corretto appetito. Si tratta di un disturbo dell’alimentazione, o più che altro una deviazione dei comportamenti e dei pensieri a discapito della libertà e del piacere nella nutrizione, come lo tradurrei io.
Presto ci sarà l’Obesity Day, il 10 ottobre, e ho letto un articolo in cui veniva intervistato il professor Giuseppe Fatati, presidente dell’Adi (associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica) e l’ho trovato molto interessante quanto perfettamente comprensibile.
Chi va dal dietologo?
Beh, che domande: chi deve perdere peso, no?
E invece no, o meglio, il 10% dei frequentatori degli studi di dietologi è, secondo ciò che ci racconta il professore, ortoressico. Cioé? Ossessionato dal cibo!
Ma non la classica ossessione di chi se lo vuole mangiare e non riesce a smettere.
Le persone con questo tipo di meccanismi mentali hanno sviluppato regole (troppe e troppo rigide) su ciò che è sano mangiare e ciò che non lo è, su ciò che fa bene
e il cibo del diavolo.
Ok, lo stress, la confusione di informazioni, le mille e una dieta…
Ma non sarà anche colpa di chi continua a fare terrorismo psicologico sugli ogm, la frutta chimica, le mucche pazze, le galline malate, ecc. ecc… ?
E come direbbe Bandler: just a though… (solo un pensiero, su cui riflettere per un paio di secondi)
L’obesità è di certo un problema, di salute e di comportamento, se non ci và più bene. Ma anche l’ossessione per il mangiar sano lo è, anche di salute, in primo luogo quella emotiva.












